Cantatore Domenico

Ruvo di Puglia, 16 marzo 1906 – Parigi, 22 maggio 1998


Domenico Cantatore nasce ottavo e ultimo figlio di una famiglia povera. Costretto a lavorare fin da ragazzo, diventa "pittore di stanze", ossia l'imbianchino, il lavoro più vicino alla sua passione per il disegno. Giovanissimo, lascia il paese natale per emigrare a Roma dove vive poveramente in un periodo di solitaria formazione da autodidatta, prima di trasferirsi a Milano nel 1924. I volti degli uomini del Sud dipinti da Domenico Cantatore sono nodosi come tronchi d’albero, difficili da lavorare almeno quanto il legno d’ulivo della sua terra d’origine. Sono senza enfasi, vissuti della propria arsura e della propria patriarcale larghezza. In quei volti, tra le pieghe di quella pelle indurita dal sole e dalla fatica di vivere, in quelle sculture dipinte di una siccità solo simbolica,sono scritte storie e affetti di una vita, legami forti, resistenti al tempo e alle intemperie. Domenico Cantatore, a Milano per realizzare il sogno di fare il pittore, per sbarcare il lunario, disegna abiti per una sartoria e, dotato di una notevole padronanza della lingua, si occupa di critica d'arte. 

Nel 1929 tiene la sua prima personale alla Galleria Milano, i suoi paesaggi, le sue nature morte, le cupe ed enigmatiche figure di popolani sono saldamente ancorati alla sua terra d'origine. La sua tavolozza e le sue figure riecheggiano risonanze poetiche della vita e della sua materialità calda, corporea : "il vedere, il toccare, l'animo, la ragione, coscienza e conoscenza, il luogo di nascita, l'infanzia, la luce, proporzioni e sproporzioni, la presenza, la distanza l'istinto, la memoria, fisionomie e caratteri, l'aria, l'ombra, la pelle, l'ordine e il disordine".

Nel 1932 Domenico Cantatore soggiorna per due anni a Parigi. Questo viaggio, a lungo sognato dal pittore e reso possibile dall'aiuto economico di un amico, gli permette di conoscere a fondo gli impressionisti, Modigliani, Picasso, Matisse ed i pittori Fauves. Del periodo parigino restano un quaderno, qualche puntasecca , opere in cui il pittore dimostra di aver raffinato la sua sintesi lineare fino alla purezza dell'arabesco, ma soprattutto di aver adottato i colori alla Matisse. Henri Matisse diventa uno dei maestri ideali di Domenico Cantatore, da allora, in molti quadri d'ambiente meridionale, affiora la lezione del pittore francese. La cupa, vecchia tavolozza di Cantatore, legata ai temi di terra e di campagna, di contadini e donne in nero, sotto l'influenza di Matisse diventa più aperta e luminosa.